11.06.08
giornata buuu
Fuori piove. La pioggia fa rumore, la sento oltre la mia finestra insieme alle macchine con automobilisti inferociti per il traffico e la confusione. Oggi è stata una giornata un po’ morta, sono molto pigra e vado al rallentatore. Il cervello è fermo e sono intontita. I pensieri si accavallano e io continuo a osservare un punto fisso come se volessi mangiarmelo. Il mio stomaco ha cominciato a sussurrarmi paroline malefiche per intimorirmi e allora ho capito che, forse ma proprio forse, sono un pochino nervosa oggi. In genere riesco a reagire ai momenti no; mi basta una battuta, qualcosa che mi faccia sorridere e metto per un po’ da parte la malinconia; non elimino i problemi, ma almeno così riesco ad evitarli. Invece oggi no. Forse perchè anche la persona che riesce a farmi sorridere pure nelle catastrofi è del mio stesso umore. E se è di malumore anche lui è la fine. Non ci ripiglia più nessuno dal nostro baratro.
Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa situazione. E’ una situazione che ho sempre considerato impossibile da sostenere e pensavo che a me non sarebbe mai capitato perchè io l’avrei rifiutata. E invece mi è cascata addosso come un macigno da un momento all’altro e non ho avuto la forza (o la debolezza) di rifiutarla. E non voglio dire basta anche se fa tanto, ma tanto male. Si chiama “storia a distanza” e ancora non riesco a credere che possa riferirsi alla mia di storia.
Intorno a me vedo un sacco di gente che stimo moltissimo e che ha il coraggio (e sicuramente anche la possibilità) di prendere il destino nelle proprie mani e modellarlo a proprio piacimento come se fosse argilla. Vedo gente che plasma la propria vita a suon di “belle esperienze”, che con uno zaino in spalla, prende e parte per un viaggio in luoghi per me remoti, luoghi bellissimi, Svezia, Tunisia, Germania, Olanda e mi racconta di cibi nuovi, di temperature estreme, di esperienze che fanno crescere, ma anche di decisioni utili per il proprio futuro, di gente che se ne va a vivere fuori, Bologna, Torino, Milano, Pordenone…e io mi sento in una gabbia. Ognuno prende le proprie decisioni liberamente e cerca di dare una svolta positiva alla propria vita. E io quando potrò fare una scelta così? Pensare al mio di futuro e scegliere quello che è meglio per me? a 20 anni vedo gente che riesce a prendere decisioni importanti, riesce a cavarsela in situazioni per me inimmaginabili e io mi vedo come se fossi un nanetto (e non perchè sono bassa uffa) con un gran punto interrogativo in testa e l’indice puntato sul mento mentre tutti gli altri intorno a me sono dei giganti saggi e in gamba e rispetto a loro mi sento una bambina che deve ancora crescere e maturare e che sa solo una minima parte di quello che dovrebbe sapere.
09.30.08
Donne in rinascita
“Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, che uno dice…è finita. No. Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina antiuomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina hai un esame peggio che a scuola….Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà, deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno e questo noviziato non finisce mai, e sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si infiltri nella tua vita. Peggio, se ci rimani presa in mezzo tu, poi ci soffri come un cane. Sei stanca. C’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto, e così stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre….”io sto bene così, sto bene così, sto meglio così”…e il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima, ed è passato tanto tempo e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio, perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui. E so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi. E hai pianto. Dio, quanto piangete. Avete una sorgente d’acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance.
E poi hai scavato, hai parlato…quanto parlate ragazze.
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore….”perché faccio così?”…”com’è che ripeto sempre lo stesso schema?”…”sono forse pazza?”…Se lo sono chiesto tutte. E allora… vai, giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli, un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova “te”, perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa…
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente, innamorarsi di nuovo di sé stessi o farlo per la prima volta è come un diesel, parte piano. Bisogna insistere, ma quando va in corsa… E’ un’avventura ricostruire sé stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli. Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire…”attenti…il cantiere è aperto…stiamo lavorando per voi… ma soprattutto per noi stesse…”.
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per sé stessa.
È la primavera a novembre. Quando meno te l’aspetti…”
(Jack Folla)
ti ho visto piangere nella mia mano, fragile che potevo ucciderti stringendoti un po’…e poi ti ho vista con la forza di un aeroplano prendere in mano la tua vita e trascinarla in salvo…
(Lorenzo Cherubini)
08.14.08
il mio principe
Sai,
(…) è indescrivibile
quello che
io sento dentro
e la forza che mi dai
Per me,
tu sei come un principe
pero’ io
non credo alle favole (…)
Splendi
negli occhi miei per sempre
di luce come un diamante
che brilla su di me
ti prego per sempre
Splendi
illumina il mio cielo
e brilla come una stella
la stella piu’ luminosa
piu’ di qualsiasi cosa
io grido non mi senti
mi cambi il mondo
come nessun altro prima
e soltanto ora
so cos’e’
…l’amore.
Per me RISPLENDI.
Splendi – Marta Rossi.
Questa canzone è stata scritta per una storia d’amore, da dedicare ad un “principe”.
Ma quale uomo può rappresentare meglio un principe nella vita di una donna, se non suo padre??
Questa canzone mi fa tanto pensare a lui che ormai da quattro anni non è più accanto a me.
E’ questo ciò che vorrei chiedergli ancora, se solo potessi: di risplendere sul mio cammino per guidarmi ancora, di illuminare il mio cielo per rendere chiare anche le notti più buie.
Ho amato tanto mio padre, ma l’ho anche odiato tanto, non posso negarlo o far finta che sia stato tutto rose e fiori. Però ora mi manca tanto…sono molto diversa da come mi aveva visto lui fino a quattro anni fa e non so se sarebbe stato felice di alcune mie scelte o meno; ma non lo saprò mai, posso solo immaginarlo.
I momenti in cui mi manca di più sono quelli in cui litigo con mia mamma, spesso per delle cavolate, e mi aspetto di sentire da un momento all’altro la sua voce che interviene per mettere pace ai nostri inutili battibecchi da papere, come faceva sempre, lui pacifico più dell’oceano, bonaccione e sempre calmo. Credo di non averlo mai visto perdere la pazienza e mi ha tirato un solo ceffone (nemmeno tanto sonoro o doloroso fisicamente) nella mia vita. Forse ho preso da lui il mio difetto di non riuscire mai ad arrabbiarmi sul serio, di non riuscire mai a strillare o dirgliene quattro contro qualcuno che davvero se lo meriterebbe. Però in realtà con mia mamma ci riesco…mmm questo problema sarebbe da analizzare meglio. Forse quando riuscirò seriamente ad arrabbiarmi con qualcuno e a perdere le staffe dalla rabbia vuol dire che quella persona sarà diventata davvero parte della mia vita, come mia madre.
Comunque, fatto sta che non lo rivedrò mai più. Non potrò mai più abbracciarlo, toccarlo, dargli un bacio o fargli le coccole con la vocina da bimba, rimproverarlo o guardarlo negli occhi.
E la morte è proprio semplice da spiegare: una persona prima c’era, viveva con te, poi il cuore smette di battere e puf, basta non c’è più, niente di niente. Non ci sono tutti quei contorni mielosi del paradiso, di un mondo dopo la morte, del chissà, del perchè, del come. Niente, stop, silenzio.
E questo perchè io “non credo più alle favole”….anche se a volte ai prìncipi sì, ci credo.
Ciao Pa’…la tua “stellina”.
07.17.08
gli occhiali magici
Stamane ho comprato degli occhiali da sole di quelli grandi, molto anni ‘80.
Appena gli ho indossati dopo averli comprati ho pensato “cavolo, questo mi ha fregato, vedo tutto giallo!”.
Dopo un po’ mi sono resa conto che il mondo visto con altri colori è molto diverso, ma è molto piacevole: avevo la sensazione di essere in una di quelle vecchie fotografie ingiallite, e poi il colore è parecchio riposante. Mi piaceva la sensazione di potermi rifugiare in un “altro mondo” e sentirmi quasi in una favola, quando e come volevo, semplicemente indossando degli occhiali.
Quell’atmosfera da favola mi ricorda tanto delle vecchie foto dei miei genitori in viaggio di nozze (era appunto nel 1986) quando mia mamma era più giovane e bella e il tempo non l’aveva ancora segnata nè fisicamente nè moralmente.
Oppure mi ricorda delle foto che ritraggono mia mamma giovanissima che viaggia con le amiche in inghilterra, con la bandana in testa, i pantaloni a zampa d’elefante e con gli occhiali da sole grandi grandi, proprio come i miei… e mi dà l’idea di una donna libera, serena e molto in gamba, una donna che vuole farsi valere.
Caspita, quante belle emozioni per degli occhiali comprati su di una bancarella per 5 euro.
Eugenio Montejo, aeroporti e stazioni “tra desideri che si intrecciano”
La Vita è il mistero nei tabelloni,
i viaggiatori che partono o ritornano,
la paura,
l’avventura, i singhiozzi,
le nebbie che ci restano dell’addio
e gli aerei immacolati che si alzano
verso le alte vette del desiderio.
Questa poesia è di Eugenio Montejo e stamattina l’ho letta su di un quotidiano di quelli gratuiti che ci sono sui treni. Riporto anche il commento del giornalista.
La vita è lì, nella sala d’attesa di un aeroporto, tra desideri che si intrecciano: voglia di fuga e di sole, ma anche di ritrovare un abbraccio perduto, chiudere gli occhi e rifugiarcisi dentro.
(dal quotidiano City del 17.07.2008 )
Beh è proprio vero. I luoghi dove oggi c’è l’espressione più forte delle passioni e dei sentimenti forse sono proprio i luoghi degli addii, dei ritorni; i luoghi di partenza o di arrivo, gli aeroporti o le stazioni. I luoghi dove si piange per qualcuno che si allontana da noi per un po’ di tempo o per sempre, oppure si ride per qualcuno che ritorna, per un abbraccio, un bacio che abbiamo tanto aspettato e che finalmente viene scambiato lì, davanti a tutti, davanti alla gente che scappa, che ci strattona, che corre per chissà dove e non ci fa caso, fa finta di non vedere oppure si intenerisce osservandoci e facciamo riaffiorare in loro ricordi, memorie, sentimenti, persone che vanno e che vengono nel percorso di ogni vita. E si possono capire, percepire, assaporare innumerevoli passioni in quei momenti lì…
