07.17.08
Eugenio Montejo, aeroporti e stazioni “tra desideri che si intrecciano”
La Vita è il mistero nei tabelloni,
i viaggiatori che partono o ritornano,
la paura,
l’avventura, i singhiozzi,
le nebbie che ci restano dell’addio
e gli aerei immacolati che si alzano
verso le alte vette del desiderio.
Questa poesia è di Eugenio Montejo e stamattina l’ho letta su di un quotidiano di quelli gratuiti che ci sono sui treni. Riporto anche il commento del giornalista.
La vita è lì, nella sala d’attesa di un aeroporto, tra desideri che si intrecciano: voglia di fuga e di sole, ma anche di ritrovare un abbraccio perduto, chiudere gli occhi e rifugiarcisi dentro.
(dal quotidiano City del 17.07.2008 )
Beh è proprio vero. I luoghi dove oggi c’è l’espressione più forte delle passioni e dei sentimenti forse sono proprio i luoghi degli addii, dei ritorni; i luoghi di partenza o di arrivo, gli aeroporti o le stazioni. I luoghi dove si piange per qualcuno che si allontana da noi per un po’ di tempo o per sempre, oppure si ride per qualcuno che ritorna, per un abbraccio, un bacio che abbiamo tanto aspettato e che finalmente viene scambiato lì, davanti a tutti, davanti alla gente che scappa, che ci strattona, che corre per chissà dove e non ci fa caso, fa finta di non vedere oppure si intenerisce osservandoci e facciamo riaffiorare in loro ricordi, memorie, sentimenti, persone che vanno e che vengono nel percorso di ogni vita. E si possono capire, percepire, assaporare innumerevoli passioni in quei momenti lì…