07.20.08
quadri perfetti
Ecco alcune opere d’arte che amo e in cui, in qualche modo, mi ci rispecchio un po’.
“notte stellata” di Vincent Van Gogh. Era considerato un pazzo, un depresso, un malato di mente…e di fatto lo era. Grazie alla sua pazzia, però, è riuscito a creare opere di questo calibro. I tratti del suo dissidio interiore si notano dalle pennellate secche e dure, spezzate (di certo non sono fluide e leggere) e dai vortici creati nel cielo. Dopo poco tempo dalla realizzazione di questo dipinto, Vincent si suicidò.
“le tre età della donna” Gustave Klimt. Il percorso di vita di una donna: figlia, madre, nonna o anche vecchia, donna, bambina. Come e quanto cambia il corpo (e la mente soprattutto) di un essere umano, in questo caso una donna, nell’arco di 80 anni circa, è qualcosa di straordinario.
…e in particolare nella maternità c’è un mistero incommensurabile.
“les amants”, Magritte. Non sono importanti i volti, la fisionomia, ma il bacio e il sentimento. Anche con il volto coperto due amanti si riconoscono sempre, sia fra di loro che agli occhi degli altri.
“ghostly cloud”, Riemerschmid. Questo quadro l’ho visto con i miei occhi al Lenbachhaus di Monaco, in realtà i colori sono più tendenti all’azzurro, comunque a me dà l’idea di una realtà in un universo parallelo. Alla fine sono delle nuvole dalle sembianze umane che si rincorrono, si cercano, si acchiappano nel cielo alla luce della luna…a me fa pensare che sono completamente isolati dal resto del mondo, nessuno si accorge di loro giù sulla terra, ma quelle creature, quelle essenze nel cielo danno vita al loro amore.
“raschiatori di parquet”, Gustave Caillebotte. Questo quadro non mi conduce a riflessioni particolari, è semplicemente bellissimo tecnicamente, almeno secondo me. E’ estremamente realistico da sembrare una fotografia e i dettagli sono precisissimi. D’altronde credo sia un quadro impressionista (spero di non sbagliare!) e nonostante la tecnica sia diversa dalle macchie di colore di Renoir o Monet, l’obiettivo dell’autore non è trasmettere un messaggio, ma cogliere quella “impression” di un momento e giocare con la luce e i colori.
“solitudine”, Vettriano. Devo essere sincera, ho scoperto questa meraviglia solo poco fa su internet, ma me ne sono già innamorata! è semplicemente supendo.
due quadri di Rothko. Ho “conosciuto” questo artista tramite il mio prof. di filosofia estetica che, per spiegarci cosa si può definire bello o no nell’arte, ci ha portato alcune immagini delle sue opere. I suoi quadri consistono quasi tutti in strisce di colori. Davanti ad un quadro di questo tipo si potrebbero fare tante riflessioni, ma nessuna sarebbe valida. Si potrebbe dire che esprime “l’angoscia dell’uomo moderno che è rimasto senza parole a causa dei drammi dell’umanità e blablabla” ma in realtà l’autore voleva solo fare delle strisce di colore. Non si può perciò definire “bello” un quadro del genere (in realtà niente potrebbe essere definito bello in modo assoluto) ma semplicemente si può affermare se provoca in noi sensazioni di piacere o dispiacere, prenderne atto, e continuare a goderne senza porgersi altri interrogativi a cui non c’è risposta.
non so nè che titolo abbia quest’opera, ammesso che ne abbia uno, nè chi sia l’autore. Tuttavia mi piace moltissimo. A metà fra realtà e finzione.
“vestito rosso”, Annachiara Zincone. Anche questo è un quadro che ho trovato su internet per caso, ma lo trovo molto erotico, sexy e affatto volgare. Una bella rappresentazione della sensualità femminile.
e infine il pezzo forte. “unbenannte komposition IV”, Kandinsky. Anche questo è un quadro che ho visto al Lenbachhaus di Monaco e mi ha letteralmente folgorato. Stavo camminando nel museo e stavo osservando i quadri in modo distratto, senza soffermarmi troppo. In realtà credo che ci fosse una lunga serie di quadri che non mi piacevano e mi stavo anche annoiando. Poi ho visto “lui”
e sono rimasta un bel po’ di tempo a fissarlo, in silenzio, senza capire perchè. Che vi devo dire, mi piace un sacco.
Eppure al museo c’erano altri quadri di Kandinsky sempre sullo stesso stile, che poi è quello tipico dell’astrattismo. Ma solo “lui” è riuscito a catturare la mia attenzione. Io dico che questo quadro mi rappresenta. Ora, vedete voi cosa pensare, ma non chiedetemi il perchè.
07.17.08
gli occhiali magici
Stamane ho comprato degli occhiali da sole di quelli grandi, molto anni ‘80.
Appena gli ho indossati dopo averli comprati ho pensato “cavolo, questo mi ha fregato, vedo tutto giallo!”.
Dopo un po’ mi sono resa conto che il mondo visto con altri colori è molto diverso, ma è molto piacevole: avevo la sensazione di essere in una di quelle vecchie fotografie ingiallite, e poi il colore è parecchio riposante. Mi piaceva la sensazione di potermi rifugiare in un “altro mondo” e sentirmi quasi in una favola, quando e come volevo, semplicemente indossando degli occhiali.
Quell’atmosfera da favola mi ricorda tanto delle vecchie foto dei miei genitori in viaggio di nozze (era appunto nel 1986) quando mia mamma era più giovane e bella e il tempo non l’aveva ancora segnata nè fisicamente nè moralmente.
Oppure mi ricorda delle foto che ritraggono mia mamma giovanissima che viaggia con le amiche in inghilterra, con la bandana in testa, i pantaloni a zampa d’elefante e con gli occhiali da sole grandi grandi, proprio come i miei… e mi dà l’idea di una donna libera, serena e molto in gamba, una donna che vuole farsi valere.
Caspita, quante belle emozioni per degli occhiali comprati su di una bancarella per 5 euro.
Eugenio Montejo, aeroporti e stazioni “tra desideri che si intrecciano”
La Vita è il mistero nei tabelloni,
i viaggiatori che partono o ritornano,
la paura,
l’avventura, i singhiozzi,
le nebbie che ci restano dell’addio
e gli aerei immacolati che si alzano
verso le alte vette del desiderio.
Questa poesia è di Eugenio Montejo e stamattina l’ho letta su di un quotidiano di quelli gratuiti che ci sono sui treni. Riporto anche il commento del giornalista.
La vita è lì, nella sala d’attesa di un aeroporto, tra desideri che si intrecciano: voglia di fuga e di sole, ma anche di ritrovare un abbraccio perduto, chiudere gli occhi e rifugiarcisi dentro.
(dal quotidiano City del 17.07.2008 )
Beh è proprio vero. I luoghi dove oggi c’è l’espressione più forte delle passioni e dei sentimenti forse sono proprio i luoghi degli addii, dei ritorni; i luoghi di partenza o di arrivo, gli aeroporti o le stazioni. I luoghi dove si piange per qualcuno che si allontana da noi per un po’ di tempo o per sempre, oppure si ride per qualcuno che ritorna, per un abbraccio, un bacio che abbiamo tanto aspettato e che finalmente viene scambiato lì, davanti a tutti, davanti alla gente che scappa, che ci strattona, che corre per chissà dove e non ci fa caso, fa finta di non vedere oppure si intenerisce osservandoci e facciamo riaffiorare in loro ricordi, memorie, sentimenti, persone che vanno e che vengono nel percorso di ogni vita. E si possono capire, percepire, assaporare innumerevoli passioni in quei momenti lì…
07.15.08
Hello world!
‘seeera. E così ci sono anche io. Vediamo cosa riuscirò a ricavare da questo blog. ^^
Spero di riuscire a comunicare qualche pensiero carino e a farvi entrare un pochino nel mio cervellozzo così complicato…e magari spero di riuscire a capirci qualcosa pure io di quella mente diabolica che mi ritrovo.
ah, dimenticavo. Io sono Aylus.
E voi direte “esticazzi”… beh io ho fatto il mio dovere di nuova arrivata, mi presento e saluto educatamente.
Alla prossima nuova avventura nel mio mondo
Aylus











